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La Vegetariana di Han Kang: recensione, significato e analisi psicologica

Copertina del libro La vegetariana di Han Kang, edizione Premio Nobel per la Letteratura 2024

Recensione e trama della "La Vegetariana" di Han Kang

Avevo acquistato tempo fa questo libro, “La vegetariana”, della scrittrice coreana Han Kang.

Poi lo avevo dimenticato in un angolo, dopo averne lette poche pagine.

Complice il suo ritrovamento e forse una disposizione mentale diversa, l’ho ripreso in mano in questi giorni e terminato in un lampo.

La storia è molto scarna. Una donna di età imprecisata, sposata senza amore e senza figli, a seguito di un sogno cruento smette di mangiare carne e derivati.

Al termine di una riunione familiare in cui il padre tenta di farla mangiare con la forza, la signora si ferisce con un coltello e viene trasportata in un ospedale psichiatrico.

A quel punto il marito l’abbandona. Ormai per lui è un elettrodomestico rotto. Dopo il divorzio, la donna trascorre un breve lasso di tempo della sua esistenza all’interno di un monolocale, sistemato per lei dalla sorella, sua unica caregiver.

Il ritorno in ospedale avviene dopo che il marito della sorella, un artista da tempo ossessionato dalla vegetariana, la coinvolge in una performance artistica trasformatasi in incontro erotico.

I due, con i corpi ancora dipinti di fiori, vengono colti in flagrante subito dopo un rapporto sessuale dalla sorella di lei nonché moglie di lui. Sotto shock questa donna richiede d'urgenza l’intervento dei servizi psichiatrici.

Giudicato sano di mente, l’uomo è dimesso subito, mentre la vegetariana viene rinchiusa nuovamente.

Il finale resta aperto ma si capisce che la vegetariana non tornerà più in libertà.

Si intuisce anche la follia incipiente della sorella, sopraffatta dal dolore e dai sensi di colpa, dopo una vita passata a cercare di essere forte a discapito delle sue esigenze interiori più profonde.

Tutto il racconto della vicenda avviene con uno stile asciutto, che rende bene il distacco emotivo della protagonista e la tragedia esistenziale dei personaggi coinvolti nella vicenda.

Dinamiche familiari e sviluppo della psicosi schizofrenica

Nonostante il libro sia ambientato in Corea del Sud e certe modalità relazionali narrate risentano del clima culturale del luogo, nel testo si ritrovano temi e dinamiche tipiche delle famiglie disfunzionali in cui un membro si ammala di un grave disturbo psicotico.

È messa perfettamente in scena la caduta nella psicosi e il suo mancato riconoscimento da parte del contesto familiare. Il disturbo della protagonista infatti va ben al di là di un capriccio o di una semplice scelta verso il vegetarismo. Non è nemmeno un’anoressia nervosa. Il sogno cruento che la protagonista cerca invano di far comprendere al marito coincide in realtà con la congiuntura di scatenamento della schizofrenia, di cui il sintomo alimentare costituisce un elemento delirante.

Il sistema famiglia è chiaramente messo sotto accusa dalla scrittrice. La famiglia infatti è ritenuta responsabile non solo della caduta nella psicosi, ma anche della sua esasperazione.

Il padre delle due figure femminili, la vegetariana e la sorella, era un uomo violento e autoritario. La madre aveva mancato nel suo ruolo protettivo, esponendo le due ragazze alla furia cieca dell’uomo.

La protagonista, di carattere mansueto, fragile e sognatore, a seguito dei ripetuti traumi, sviluppa una struttura psichica estremamente friabile. La sorella invece per sopravvivere si lastrica mediante un’armatura caratteriale, che la fa apparire forte e decisa in tutte le situazioni. Lo scompenso della sorella ne smaschera il vano tentativo di salvazione.

L’autoritarismo familiare non si ferma nemmeno davanti alle manifestazioni eclatanti di sofferenza psicologica della donna. Viene riproposto anche nei confronti della sua anoressia. Il solito sistema repressivo non fa altro che esacerbarne le manifestazioni patologiche, spingendo la vegetariana sull’orlo del suicidio.

Il significato psicoanalitico del sintomo e il fallimento matrimoniale

La scrittrice mostra un tema ben noto in psicoanalisi, ovvero la strutturazione del sintomo individuale come espressione del disagio innominabile della famiglia. Nella psicosi si esprime infatti una libertà radicale. Attraverso il rifiuto della realtà e delle sue convenzioni, lo psicotico finalmente si libera della gabbia asfissiante in cui è cresciuto. Ma lo fa al prezzo della sua sanità mentale e della possibilità di godere della vita.

Non è un caso che la vegetariana si scompensi proprio durante la vita matrimoniale, in cui incontra nella figura del marito la stessa freddezza emotiva che aveva caratterizzato il rapporto col padre. L’approccio predatore del marito è ciò che la fa soccombere definitivamente. In lui non c’è traccia di amore e di riconoscimento, tant’è che dopo la malattia di lei lui non sa più che farsene e la butta via.

La scrittrice in questo testo compara il disagio psicologico della psicosi con quello della nevrosi ordinaria. Se lo psicotico a un certo punto nel suo soccombere si affranca da ogni interferenza culturale e umana, compresa l’alimentazione, il nevrotico invece resta schiacciato sotto il peso della realtà, a causa di un blocco nel suo sviluppo armonico.

Analisi dei personaggi: nevrosi, desiderio e psicosi

Emblematiche sono le figure della sorella e del marito della sorella.

La prima è un’imprenditrice arrivata al successo grazie al duro lavoro all’interno di un negozio di cosmetici coreani. È l’incarnazione della forza di volontà. Con la sua sola energia manda avanti il negozio, si occupa della cura del figlio e di fatto mantiene economicamente il marito artista, dispensandolo dal lavorare.
Imprigionata nel senso del dovere e di responsabilità ben prima dello scompenso della sorella, dopo che questa viene abbandonata dal marito si ritrova sulle spalle un ulteriore carico. A cui si dedica comunque sempre con amore.

Si capisce però che il suo destino è comunque segnato. Anche suo marito in realtà non la ama, per ironia della sorte proprio in virtù dell’esistenza della sorella, da cui l’uomo è attratto per via di un irrazionale desiderio.

La vegetariana infatti non è affatto più bella della sorella, anzi, ma esercita sull’uomo un potere di attrazione indipendente dall’estetica.

Tra le righe si capisce anche che l’ex marito della vegetariana vedeva di buon occhio la cognata. A differenza dell’artista, essendo un uomo medio, restava irretito dall’immagine e considerava sua moglie come una creatura ordinaria, di serie B, dimostrando di non coglierne minimamente il magnetismo.

Arte, attrazione erotica e il simbolismo della natura

Se nei confronti del marito della vegetariana la scrittrice non nasconde un certo disprezzo, verso l’artista mezzo fallito e insoddisfatto mostra invece un approccio profondamente umano.

Quest’uomo infatti è l’unico in grado di “vedere” la vegetariana, l’unico che prende in mano la situazione durante la riunione familiare in cui la donna tenta il suicidio, l’unico che si chiede che cosa stia realmente accadendo dentro il mondo interno di questa persona.

L’ossessione verso la vegetariana è un’espressione di autentico desiderio, che surclassa la ragionevolezza. Il buon senso sulle prime spinge l’uomo ad astenersi dal coinvolgere eroticamente una donna che riconosce essere fragile. Ma le passioni si sa, tolgono il senno. Benché egli sia perfettamente sano dal punto di vista psicologico, finisce per attirare la protagonista nella sua fantasia morbosa, facendola poi diventare realtà.

Si capisce come la vegetariana non sia minimamente traumatizzata dal rapporto sessuale con il cognato, anzi. In realtà non è attirata da lui ma da quello che rappresenta. Anche sul suo corpo sono stati dipinti dei fiori coloratissimi. I fiori e i colori l’accendono sessualmente, in quanto espressione dell’energia selvaggia della natura, verso la quale lei ormai tende con tutta la sua esistenza folle.

Nel libro, infatti, ricorrono ossessivamente descrizioni di alberi, foreste e paesaggi selvaggi, che suscitano un richiamo incoercibile sulla vegetariana. A un certo punto, nella sua follia, ella crede di trasformarsi in un albero, e assume delle posizioni catatoniche a testa in giù, come se potesse con le braccia affondare nel terreno al pari delle radici degli alberi.

L’artista e la vegetariana in fondo sono molto simili, condividono la stessa alienazione dalla società e la stessa spinta verso una felicità istintuale piena ma impossibile.

L’uno esprime la sua irregolarità attraverso l’arte, che è una forma di follia controllata, l’altra ci cade dentro in pieno.

Critica sociale e prospettive psicoterapeutiche

I tre personaggi, la vegetariana, la sorella e l’artista sono tre incarnazioni del dolore di esistere. Ma sono tutti e tre personaggi dotati di sensibilità e di una forte aspirazione all’amore. Hanno a loro modo un che di luminoso, nonostante la rovina delle loro vite.

Mentre il marito della vegetariana, il fratello e i genitori di lei sono figure dominate dall’ombra. Tuttavia risultano perfettamente adattate alla realtà, non vanno mai in crisi, non sbandano, vivono vite tranquille e senza scossoni. Totalmente identificate al loro ruolo lavorativo si preoccupano di quello che dice e pensa la gente, anziché di quello che sente e vive interiormente il loro prossimo. L’immagine è tutto e sotto di essa non c’è niente.

La constatazione implicita della scrittrice è estremamente amara. La vita terrena all’interno del sistema sociale in cui viviamo premia la completa assenza di trascendenza, empatia e sensibilità. L’autenticità porta alla sconfitta e allo smarrimento di sé.

Una visione, questa, che ha la sua lucidità ma che come psicoterapeuta non posso condividere. Nel mio lavoro e nella vita continuo a credere ciecamente nella possibilità di affrancarsi, di integrare le proprie irregolarità come dei beni preziosi e di divenire se stessi senza scivolare nell’autodistruzione folle.

Questo articolo, scritto dalla Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81), rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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