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Dipendenza affettiva: sintomi, cause e percorso di cura

Quadro Gli Amanti, Renè Magritte, simbolo delle proiezioni dell'inconscio sul partner

Cos'è la dipendenza affettiva: i segnali della sudditanza

Dipendere affettivamente da qualcuno non è molto diverso rispetto al divenire schiavi di una droga. Come si riconosce questa condizione di sudditanza?

Il segnale più classico è l’impossibilità da parte di uno dei due partner di chiudere una relazione nonostante questa abbia effetti distruttivi sulla sua emotività.

Al pari del tossicodipendente, conscio della spirale mortifera in cui è scivolato ma incapace di tirarsene fuori, il dipendente affettivo sa di star male per via del partner eppure non si vuole staccare da lui.

Eccitazione, euforia, passionalità non di rado scaturiscono proprio dalla indisponibilità dell’altro, sostanzialmente sfuggente. Spesso l’oggetto del desiderio alterna in modo sconcertante comportamenti amabili a improvvise fughe. Slanci passionali lasciano repentinamente posto a freddezza e chiusura, l’amabilità si rovescia in critiche e aggressioni.

Il paradosso della relazione tossica: illusione e aggressività passiva

Tale capricciosità però, invece che spingere verso un allontanamento e una visione critica della persona che pur affascina, aumenta ancor più l’invischiamento. Chi è vittima della dipendenza affettiva si attacca ai momenti piacevoli, alla loro magia (unica anche perché rara) e scusa il partner delle violenze subite. Spera in un suo cambiamento, magari proprio grazie all’azione salvifica dell’amore che scusa e comprende tutto.

Nonostante l’altro dia più volte prova della sua impermeabilità all’autocritica, il dipendente va avanti a sperare, non molla l’illusione che prima o poi arrivi la svolta. Così via via perde la propria autonomia e personalità, diventando accondiscendente e succube rispetto a tutte le angherie e sotterranee mancanze di rispetto del compagno.

Non solo, la persona che accetta l’inaccettabile finisce addirittura per “godere” della propria condizione di vittima. “Guarda cosa mi hai fatto” è il nome di un atteggiamento silenzioso che fornisce uno strano e paradossale potere sul partner, una forma di aggressività passiva che inchioda entrambi in un incastro mortale.

Da una parte abbiamo un soggetto che sapientemente dosa amore e crudeltà, dall’altra una persona che nel tempo fa della propria passività un’arma. Una specie di incontro fatale fra un sadico e un masochista.

Le cause psicologiche: perché diventiamo dipendenti affettivi?

Perché non tutti sviluppano dipendenze all’interno di rapporti disfunzionali? Perché c’è chi riesce a svincolarsi e a chiudere legami distruttivi nonostante la loro innegabile quota di adrenalina ed eccitazione?

Non si tratta solo di razionalità. Potremmo considerare la persona capace di andarsene come un soggetto razionale che, soppesati i pro e i contro, si ritira di buon grado secondo un principio adattivo di ricerca del piacere e di evitamento del dolore.

In realtà le cose non stanno proprio così. Anche perché al fondo l’essere umano non risponde alla logica semplicistica della ricerca del bene e della fuga dal male. C’è un’inconscia attrazione verso la sofferenza in tutti noi, una sorta di “masochismo erogeno” per riprendere una famosa espressione di Freud.

Chi però ce la fa a sottrarsi al potere oscuro del tormento amoroso beneficia di una sicurezza di base che gli permette di temperare la propria spinta distruttiva. In questi casi prevale cioè la ricerca di un amore che sia fonte di gioia, in cui rispetto e gentilezza costituiscono la normalità.

Aver vissuto un’intensa relazione con una figura genitoriale complessa, spesso irraggiungibile o distante, è la causa più frequente dell’esposizione a rapporti all’insegna della sofferenza. La ripetizione nell’attualità di un amore tossico ha il sapore di un inconscio tentativo di correzione della ferita primordiale.

I 10 sintomi per riconoscere la dipendenza affettiva

Vediamo adesso dieci indicatori per riconoscere la condizione di dipendenza affettiva.

  1. Abbandonare i propri sogni e desideri di autorealizzazione. Le persone dipendenti da partner sfuggenti spesso rinunciano alla propria soddisfazione personale per compiacere la personalità dominante, mettendosi al suo servizio. In una relazione sana invece il compagno incoraggia e sostiene i progetti dell’altro, perché lo valorizza e beneficia realmente della sua felicità.
  2. Annullamento dei confini finanziari e strumentalizzazione. Nella speranza di venir amati si dona tutto, arrivando a farsi carico dei debiti o delle spese altrui. Così facendo però si finisce per essere usati, danneggiando la propria stabilità economica e la propria vita.
  3. Elemosinare attenzioni e pregare per ottenere un minimo rispetto. Chiedendo ciò che dovrebbe arrivare spontaneamente, si finisce per abbassare il proprio valore, soprattutto ai propri occhi.
  4. Cercare di essere sempre belli e perfetti esteticamente. Sentirsi in una condizione di competizione perenne con gli altri, vissuti come minacce.
  5. Silenziare la propria voce per mantenere la pace. Evitare il conflitto diventa un atteggiamento di cronica sottomissione a un partner che solitamente sminuisce le opinioni e i vissuti del soggetto.
  6. Sminuire se stessi e i propri successi. Chi lo fa sente che la sua bravura potrebbe ledere l’Ego del partner. In una relazione funzionale invece chi ama ammira il compagno, non è intimidito dal suo potenziale ma ne viene ispirato.
  7. Isolamento sociale e allontanamento dagli affetti. Le persone dipendenti tendono a isolarsi da amici e familiari per assecondare il partner o per nascondere le dinamiche disfunzionali della relazione. Rinunciando alla propria rete di supporto, si diventa ancora più vulnerabili e dipendenti.
  8. Eccedere nei racconti e nelle spiegazioni su chi si è veramente. Tentare di venir capiti raccontando tutto di sè o dei propri meccanismi è indice che l’altro non vede. Chi vede realmente l’altro non ha bisogno di molte parole.
  9. Accontentarsi di un amore a metà, delle briciole. L’indecisione cronica, le oscillazioni portano ad aggrapparsi ai brandelli di un amore. L’amore invece da un certo punto in poi diventa chiaro e intenzionale.
  10. Perdere se stessi nel tentativo di trattenere o finalmente conquistare. Ma se bisogna diventare qualcun altro per essere amati si finisce per tradire se stessi.

Come curare la dipendenza affettiva e superare il trauma

Come dicevamo all'inizio, chi soffre di dipendenza affettiva razionalmente si rende conto di essere finito in un vicolo cieco. Magari è anche in grado di riconoscere tutti gli atteggiamenti di sottomissione che abbiamo citato, tuttavia questo vedersi non è sufficiente per staccare la spina dall’amore malato.

Per non limitarsi a una fuga protettiva, che rischia di tradursi in una ripetizione nell’incontro successivo, c’è da interrogarsi seriamente sulle motivazioni profonde che spingono a cercare sistematicamente persone non disponibili e ad avvinghiarsi ad esse annullando la propria personalità.

Alla base troviamo spessissimo una relazione primaria con un genitore profondamente segnata da abusi emotivi e ambivalenze, sperimentate a partire dalla prima infanzia. A volte possiamo invece rinvenire separazioni e lutti che lasciano nello psichismo profondo un vuoto. La persona cerca di colmarlo aggrappandosi pertinacemente all’oggetto d’amore che sfugge, sostituto dell’oggetto perduto.

In terapia elaborare i traumi e le perdite precoci significa affrontare ciò che davvero si cela dietro la dipendenza affettiva.

É un percorso che comporta l’incontro con un dolore vero, lancinante e a volte devastante. Che però avviene all’interno di una relazione terapeutica “protettiva” e di un transfert molto utile per sperimentare una relazione diversa da quella patita in passato.

La dipendenza dal terapeuta è transitoria e può aiutare a sostituire quella dal partner, a patto che il curante sia in grado di gestire correttamente il transfert e di utilizzarlo per incentivare la riscoperta di sè.

Allora la ripresa dell’autonomia personale, frutto dell’integrazione delle parti in ombra di sè, consente la rottura consapevole della dipendenza affettiva e l’assunzione di un atteggiamento di rispetto verso la propria persona.

La cura della dipendenza affettiva deve la sua complessità alla non scontata disponibilità da parte della persona dipendente allo scandagliare il proprio inconscio, all’affrontare i propri fantasmi a volto scoperto.

L’attraversamento del dolore fa paura e scoraggia, eppure è l’unico modo per non farsi condizionare dal passato e per trovare finalmente la propria autonomia.

Bibliografia consigliata sulla dipendenza affettiva 

Krystal Mazzola

Opere focalizzate sul recupero pratico dalla codipendenza (spesso disponibili in lingua originale):

  • The Codependency Recovery Plan: A 5-Step Guide to Understand, Accept, and Break Free from the Codependent Cycle (2019)
  • The Codependency Workbook: Simple Practices for Developing and Maintaining Your Independence (2020)

Pia Mellody

Testi pionieristici sulle origini traumatiche della codipendenza e sulle dinamiche relazionali tossiche:

  • Facing Codependence: What It Is, Where It Comes from, How It Sabotages Our Lives (1989) - Pubblicato in Italia come Affrontare la codipendenza
  • Facing Love Addiction: Giving Yourself the Power to Change the Way You Love (1992) - Pubblicato in Italia come Intossicazione d'amore
  • The Intimacy Factor: The Ground Rules for Overcoming the Obstacles to Truth, Respect, and Lasting Love (2004)

Brené Brown

Risorse fondamentali sull'accettazione di sé, la vergogna e il potere della vulnerabilità emotiva:

  • The Gifts of Imperfection: Let Go of Who You Think You're Supposed to Be and Embrace Who You Are (2010) - Pubblicato in Italia come I doni dell'imperfezione
  • Daring Greatly: How the Courage to Be Vulnerable Transforms the Way We Live, Love, Parent, and Lead (2012) - Pubblicato in Italia come Osare in grande
  • Atlas of the Heart: Mapping Meaningful Connection and the Language of Human Experience (2021) - Pubblicato in Italia come Atlante delle emozioni umane

Interventi video (Brené Brown):

  • TED Talk: The Power of Vulnerability (2010) - Uno degli interventi più visualizzati sulla piattaforma TED.
  • Netflix: Brené Brown: The Call to Courage (2019) - Documentario/monologo sulle dinamiche della vulnerabilità e del coraggio.

Questo articolo, scritto dalla Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81), rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.

L'autrice
Dott.ssa Sibilla Ulivi, Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81).

Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.

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