Egoismo sano e patologico: significato, differenze e sintomi in psicologia

Cos'è l'egoismo sano: amor proprio, cura di sé e confini psicologici
L’egoismo viene spesso citato in psicoterapia sia da chi ne soffre direttamente sia da chi ne è interessato in qualità di parente, amico o coniuge. Di per sé l’egoismo rappresenta un tratto di personalità universale a tutti gli esseri umani. Tuttavia, sulla base della rigidità, dell’intensità e dell’impatto sulle relazioni interpersonali, la psicologia ne riconosce due varianti, una sana e adattiva e un’altra patologica.
L’egoismo sano è quello che ci fa avere cura di noi stessi sia sul piano fisico che psicologico. E’ ciò che ci consente di soddisfare i nostri bisogni, da quelli primari (alimentarsi, avere una casa, dormire ecc…) a quelli più evoluti (autorealizzarsi, trascorrere del tempo di qualità, provare piacere ecc..).
Inoltre il sano egoismo consente la tutela dei propri confini psichici da possibili abusi da parte degli altri. Coincide spesso con il famoso “amor proprio” e costituisce anche un indicatore della forza d'animo e della capacità dell’individuo di non farsi trascinare nella dipendenza e nella sudditanza alla volontà altrui.
Empatia e reciprocità: L'equilibrio tra i propri bisogni e quelli altrui
Questa modalità di cura e di autodifesa non è rigida ma prevede ampi margini di flessibilità a seconda degli atteggiamenti delle persone della sfera relazionale più prossima al soggetto.
In generale, un clima relazionale improntato al rispetto e alla valorizzazione dell’altro incentiva delle rinunce all’egoismo individuale in nome delle esigenze altrui. La reciprocità della cura consente di instaurare relazioni in cui l’attenzione ai propri bisogni procede in parallelo con quella ai bisogni dell’altro, senza che nessuno eserciti prevaricazioni.
In un individuo dall’atteggiamento equilibrato possono poi manifestarsi atti di generosità eccezionali o comportamenti di abnegazione là dove circostanze emergenziali richiedono una transitoria sospensione della concentrazione a senso unico su se stessi per andare in aiuto dell’altro.
A questo livello, quando l’egoismo sano è volontariamente messo fra parentesi in virtù di un atto di sacrificio, entrano in gioco i valori, l’atteggiamento verso la paura e la capacità di provare sentimenti.
Nell’amore, ma anche nell’amicizia e in generale nel vivere sociale, è “sano” saper rinunciare alla tranquillità o alla soddisfazione immediata di un bisogno personale quando essi configgono con la sicurezza, gli interessi o i desideri degli altri. Anzi, i legami affettivi si basano proprio su questa possibilità.
L’importante è che all’interno di tali legami non si stabiliscano ruoli, per cui c’è uno che dà sempre e un altro che si limita a prendere e a prevaricare le esigenze del partner.
L’egoismo patologico: connessioni con narcisismo e manipolazione affettiva
L’egoismo patologico entra invece in gioco proprio quando la spinta verso l’autosufficienza, l'autoconservazione e gli interessi personali prevale su qualsiasi interesse verso il prossimo.
L’egoismo di questo tipo è compatibile con quadri di narcisismo patologico e con alcune strutture del carattere ossessivo, in cui fare delle cose per gli altri è strumentale al raggiungimento di un obiettivo egoistico.
In genere in questi casi, soprattutto nelle primissime fasi di un rapporto, si cerca di manipolare l’immagine di se stessi percepita dall’altro, ma solo con il fine di ottenere successivamente dei favori o dei vantaggi.
I complimenti genuini si differenziano dai tentativi di seduzione dell’egoista perché sono del tutto gratuiti, pronunciati solamente per il piacere di far sentire l’altro apprezzato e riconosciuto.
Mentre la personalità manipolatrice non perde mai di vista il proprio interesse, e prima o poi la sua richiesta nascosta viene alla luce.
Come riconoscere un egoista patologico in una relazione: assenza di empatia e gaslighting
Come ci si accorge in una relazione di un atteggiamento di egoismo patologico?
Innanzitutto l’empatia è inizialmente “costruita”, finta. Una sensazione di artificiosità ne segnala la carenza. Dopo di che iniziano a verificarsi situazioni in cui l’egoista dimostra apertamente di non “sentire” cosa sente l’altro, la sua sofferenza ma anche la sua gioia. Egli non oppone volontariamente una barriera alle emozioni altrui per autoprotezione, non avverte proprio nulla. La sua è assenza di percezione empatica, è cecità emotiva. Forse inconsciamente dovuta a un’angoscia profondissima, con la quale però questo soggetto non è in grado di entrare in contatto.
Tuttavia il narcisista egoista i propri bisogni li avverte benissimo. Così, ogni volta che si crea una situazione di conflitto fra quello che desidera lui e quello che vuole l’altro, non gli passa minimamente per la testa di cercare un compromesso.
Pur di perseguire i suoi scopi, egli mette in atto una serie di comportamenti aggressivi, manipolatori, prepotenti. Attraverso l’intimidazione o il famoso gaslighting riduce il partner al silenzio o all’impotenza, in modo da poter muoversi come gli pare.
I segnali di allarme: frustrazione emotiva, senso di solitudine e dipendenza affettiva
Il sentimento costante di frustrazione emotiva, insieme al senso di artificiosità percepito agli inizi del rapporto, è il secondo elemento rivelatore da non sottovalutare. Se ci si sente sempre non capiti, frustrati, come lasciati da soli a sbrogliare la propria matassa emotiva significa che si è in presenza di un egoista patologico.
Con queste persone ci si sente perennemente soli, al freddo. Anche se sono simpatiche, accattivanti, ci lasciano addosso la sensazione di dovercela cavare senza di loro. A volte la loro presenza non è solo inutile, ma costituisce anche un fardello pesante, proprio perché il loro egoismo le porta a pretendere, a chiedere sempre di più e a non dare mai nulla sia in termini concreti che di attenzioni.
Come difendersi: consapevolezza, distacco e il ruolo della psicoterapia
Dopo essersi resi conto di essere finiti invischiati in un rapporto con un egoista, è importante dileguarsi il prima possibile, prima di cadere in una dipendenza altrettanto patologica.
Con certi soggetti non rimane che abbandonare il campo e rinunciare, là dove presente, all’ illusione di salvazione.
Chi è egoista solo per difesa (e non per patologia) infatti prima o poi si rivela capace sia di rendersi conto dei propri atteggiamenti di distacco emotivo, che di fare anche delle "cose" concrete per limitare le proprie pretese o i propri impulsi egoistici. Ciò non per ingraziarsi i favori del partner, per tenerlo buono o per quieto vivere ma come effetto di un profondo lavoro di autoconsapevolezza.
L’egoista in grado di analizzarsi e di cambiare davvero non è malato nella personalità, è qualcuno che magari si è dovuto schermare da ambienti tossici, chiudendosi in una conchiglia di autosufficienza reattiva.
Purtroppo le personalità fortemente patologiche sono difficili da trattare nella vita quotidiana. Per esse è necessario un approccio professionale, anch’esso una sfida per gli psicoterapeuti e gli addetti del settore.
Questo articolo, scritto dalla Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81), rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.