Psicoterapia di coppia a Milano: primo colloquio e psicoterapia per i legami sentimentali

Crisi di coppia: perché ci si allontana e quando chiedere aiuto
Quando domandare una psicoterapia di coppia? Come funziona? Cosa aspettarsi dopo un percorso comune insieme al partner?
Esistono diversi scenari in cui la crisi di coppia si manifesta nella sua concretezza.
A un certo punto, magari durante una giornata come le altre, ci si guarda e non ci si riconosce più nel “noi” che aveva sostenuto la scelta di stare insieme. Il desiderio latita da tempo, e con esso la voglia di passare del tempo insieme.
Cos’è successo? L’amore è svanito o ha cambiato volto?
Oppure quella sensazione di sfuggevolezza nel partner, fisicamente presente ma sempre con la testa altrove, all’improvviso assume un senso doloroso. Nella sua vita è subentrato qualcun altro. Che fare dopo un tradimento? Come gestire il turbinio di emozioni scatenate dall’evento? È davvero tutto finito?
E ancora: le attenzioni di una volta sono diventate asfissianti, ai limiti del controllo. Quando è cominciato tutto? Perché si sono cristallizzati dei ruoli opprimenti?
Ultimo ma non meno importante. Ormai ci si urla addosso e basta. L’unico linguaggio è quello del litigio, dell’offesa e del disprezzo. E se non si discute subentrano il gelo, il ritiro, la disconnessione. Ma allora perché si continua a stare insieme? Ci si odia davvero o c’è dell’altro? È possibile andare avanti così?
Quando richiedere una terapia di coppia: i sintomi del malessere relazionale
Alla terapia di coppia si approda dunque perché non si sta più bene, non solo con il partner, ma anche con se stessi. Lo spegnimento vitale, la fatica, il trascinarsi mesto o irrequieto sono i sintomi più comuni del malessere di coppia. Ci si parla appena o, se lo si fa, ci si esprime male. Troppa rabbia, troppe cose non dette.
Eppure si va avanti. Magari ci sono dei figli, magari no. Il legame, sebbene insoddisfacente, stringe. È rifugio e prigione, al tempo stesso. È appartenenza, parte del proprio essere.
Ha senso buttare tutto via perché si sta male? Quando è il caso di separarsi e quando mollare è solo sconfitta e illusione?
Queste domande, consciamente o meno, se le pongono tutti i soggetti che decidono di chiedere aiuto. Non ne possono più, sono esasperati, eppure qualcosa li trattiene dal buttare tutto all’aria.
Dalla crisi al primo colloquio: rivolgersi allo psicoterapeuta di coppia
Spesso è uno dei due partner a prendere l’iniziativa di chiamare uno psicoterapeuta per un percorso psicoterapeutico di coppia.
Nelle coppie in crisi c’è sempre un soggetto più lucido e consapevole dell’altro. C’è sempre una persona che a un certo punto inizia a vedere e a farsi delle domande. Allora cerca di coinvolgere il compagno, ma spesso i suoi tentativi cadono nel vuoto. Oppure vengono accolti, ma l’incomunicabilità resta.
Questo risveglio parziale in uno dei due coniugi costituisce l’humus che precede la richiesta di aiuto a uno psicoterapeuta di coppia.
Se ne parla da un po’, la proposta della terapia di coppia viene portata avanti con una certa sistematicità, fino a che anche l’altro fornisce il suo assenso. Che questo dire di sì sia causato da un intimo convincimento oppure dalla volontà di compiacere il partner lo si capisce già dal primissimo incontro.
Spesso chi viene trascinato in terapia durante gli incontri mantiene una posizione passiva, tutto sommato minimizzando i problemi. Oppure cerca di manipolare il setting terapeutico, sminuendo la figura dello psicologo o cercando di portarlo dalla propria parte.
Come funziona la seduta di coppia: dinamiche e ruolo dello psicoterapeuta
Quando si arriva davanti a uno psicoterapeuta nella seduta di coppia si è quindi pronti, entrambi, a mettere se stessi in discussione? Si è disposti a vedere cosa si annida dietro al proprio malessere? Si è identificati pertinacemente alla “parte lesa” nella coppia o si percepisce che anche l’altro ha le sue ragioni?
Il primo, cruciale passaggio di un percorso di cura delle relazioni affettive si situa a questo livello. Riconoscere di avere entrambi un problema consente l’ingresso nella cura vera e propria.
La consapevolezza dell’impatto dei propri meccanismi psicologici non solo sull’altro ma sulla stessa dinamica che coinvolge tutti e due apre scenari potenzialmente risolutivi.
Durante gli incontri il terapeuta aiuta i coniugi a mettere a fuoco i rispettivi punti ciechi, dosando l’ascolto in maniera equa. È importante che durante gli incontri tutti e due abbiano un proprio spazio di parola, rispettato dal compagno.
Ciò produce un duplice risultato. Da un lato chi parla e interagisce con lo psicoterapeuta ha l’occasione di esternare le sue ragioni e di ricevere dei feedback che lo stimolano a ragionare su di sè. Dall’altro, il compagno è portato ad ascoltare in modo nuovo, proprio perché la presenza di un terzo soggetto (il terapeuta) lo trattiene dal “reagire” immediatamente.
Molte spirali distruttive si innescano infatti nelle discussioni a due, in cui nessuno ascolta davvero perché troppo preoccupato a difendersi. Lo schema di "azione e reazione" viene quindi rotto, almeno durante il tempo del colloquio.
Il secondo passaggio avviene quando i coniugi non parlano singolarmente al terapeuta ma interagiscono tra di loro. Allora lo psicologo non interviene sul singolo ma sulla dinamica della relazione, mostrandola ad entrambi.
Non solo. Nel far vedere cosa accade ai due mentre si confrontano, egli aiuta ognuno a decodificare ciò che il compagno sta davvero dicendo, al di là del contenuto manifesto delle sue parole.
Questa opera di traduzione è preziosissima perché mette in contatto con la dimensione profonda, emotiva del vissuto altrui, celata dalle parole e dai modi bruschi.
I pazienti imparano così a deporre le armi, a mettere da parte gli orgogli, le chiusure, i vittimismi e le presunzioni per incontrare davvero il mondo sommerso del partner.
L’efficacia del percorso psicoterapeutico di coppia: scelte e consapevolezza
Se la terapia funziona, il processo non resta limitato al "qui ed ora" dell’incontro ma lavora sotto, nell’inconscio individuale, scardinando indirettamente le modalità relazionali incancrenite nel tempo.
Durante le sedute si possono verificare dei momenti in cui l’intensità emotiva è altissima, in cui tutti veniamo come “toccati” da verità nascoste e dolorose.
Anche il terapeuta “sente” quando qualcosa si smuove davvero nell’immobilismo della crisi, e ciò lo informa rispetto ai progressi possibili dei suoi assistiti.
L’efficacia del percorso non è comunque data da una sorta di magica riappacificazione sull’onda dell’emotività espressa, ma deve i suoi risultati alla lenta interiorizzazione dei processi psichici che si attivano durante la psicoterapia.
In questo modo le coppie capiscono se vale la pena andare avanti oppure lasciarsi andare in maniera molto naturale, senza strappi netti, senza conclusioni affrettate e senza odio o rancore.
Si può arrivare alla constatazione della fine di un rapporto perché si è entrati profondamente in contatto con se stessi e con l’altro, e su questa base si è compreso che un capitolo della propria storia si è concluso.
Parimenti si può scoprire di avere invece ancora molto in comune, molto da condividere e molto da offrire. L’impasse in questi casi offre l’occasione di avvicinarsi al reale dell’altro, contrapposto all’idealizzazione degli inizi.
La crisi allora viene accolta come la possibilità di crescere insieme, di lasciarsi alle spalle dei bisogni che non hanno più senso di esistere. Ciascuno si ritrova più maturo e responsabile, finalmente consapevole di sé, dei propri accecamenti, dei propri errori e delle loro cause.
Parimenti il risveglio del desiderio vitale avviene come esito dello stesso meccanismo.
Non si tratta di un’accensione temporanea dovuta a un’esaltazione del momento, ma di un effetto duraturo dovuto alla riscoperta di chi si è e di cosa si vuole profondamente.
Le persone compiono delle scelte alla fine della terapia di coppia o durante il suo svolgimento. Ogni scelta comporta una perdita, ogni scelta comporta la messa a fuoco di ciò che è di vitale importanza per ciascuno di noi.
Dalla terapia di coppia si esce con un maggior livello di integrazione psichica personale.
Ci sono persone che desiderano continuare un percorso di psicoterapia individuale. Ciò in genere avviene quando vengono scoperchiati dei temi che meritano un’attenzione esclusiva.
Il percorso allora può essere svolto insieme allo stesso psicoterapeuta di coppia oppure con un altro terapeuta, a seconda dei casi.
Cause frequenti per iniziare una psicoterapia di coppia
Per riassumere quindi le cause più comuni che portano a chiedere una terapia di coppia sono:
- Calo del desiderio
- Tradimenti
- Mancanza di comunicazione
- Senso di incomunicabilità
- Scontri rabbiosi
- Disconnessione emotiva
- Perdita di un progetto comune
- Percezione di manipolazione emotiva
- Senso di soffocamento
- Tristezza diffusa
- Senso di solitudine
I benefici e le soluzioni apprese durante la psicoterapia di coppia
Le modalità risolutive apprese durante la psicoterapia, riguardano:
- L’ascolto dell’altro
- La deposizione dell’orgoglio
- L’abbassamento delle difese
- La messa a fuoco dei propri conflitti emotivi
- La consapevolezza di come le reciproche problematiche emotive impattano nella comunicazione e nella vita di coppia
- La volontà di andare incontro al partner
- La cessazione del vittimismo
- La rinuncia alla manipolazione
- La riscoperta della bellezza dello stare insieme
- La constatazione pacifica della fine del rapporto
Bibliografia di riferimento
- Andolfi, M. (1999). La crisi della coppia. Una prospettiva sistemico-relazionale. Milano: Raffaello Cortina Editore.
- Andolfi, M., & Mascellani, A. (2015). Intimità di coppia e trame familiari. Milano: Raffaello Cortina Editore.
- Carli, L. (A cura di). (1995). Attaccamento e rapporto di coppia. Milano: Raffaello Cortina Editore.
- Castellano, R., Velotti, P., & Zavattini, G. C. (2014). Cosa ci fa restare insieme? Attaccamento e relazioni di coppia. Bologna: Il Mulino.
- Norsa, D., & Zavattini, G. C. (1997). Intimità e collusione. Teoria e tecnica della psicoterapia psicoanalitica di coppia. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Questo articolo, scritto dalla Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n°81/81), rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.