Skip to main content

Si deve a Peter Fonagy, noto psicoanalista ungherese, la ripresa e l’utilizzo del termine “mentalizzazione” per indicare la capacità umana di riconoscere i propri stati interiori (emozioni, desideri, intenzioni, aspettative, limiti, potenzialità ecc…)e specularmente quelli altrui.

Un’inquietudine diffusissima soprattutto fra i trentenni di oggi (ma non mancano casi di soggetti di età superiore ai quaranta) è la paura dell’intimità.

Quando le persone arrivano per la prima volta nel mio studio in zona Moscova, capita spesso che siano nervose. È normale. Anche se abbiamo moltissimo da dire possiamo avere paura: del giudizio, del silenzio, del non riuscire a far passare correttamente tutto quello che abbiamo dentro, macinato in solitudine e ancora non comunicato a nessuno.

La molla che porta quasi sempre a chiedere aiuto ad uno specialista è la presenza di un sintomo o di una costellazione di malesseri più o meno invalidanti, a volte percepiti come disturbanti corpi estranei oppure come parti della propria (complessa) personalità.

 Accettare di affiancare la psicoterapia a un cura farmacologica per molte persone che patiscono una sofferenza emotiva pesante non è per nulla semplice. 

Spesso le persone arrivano in psicoterapia già pregne di concetti riguardo se stesse. Hanno capito di essere in questo o in quell’altro modo e sono molto brave sia nell’argomentare che nell’individuare la causa delle loro difficoltà.