L’emancipazione dalle figure genitoriali non è un processo scontato, che coincide unicamente con l’uscita di casa, l’indipendenza economica, la convivenza con un partner o la nascita dei figli.
Erano sempre stati i più forti. Quando gli amici o i familiari andavano in crisi mettevano in secondo piano quello che stavano facendo e prendevano il comando della situazione. Senza spallate o giudizi. Come istruttori di guida entravano in gioco spinti dall’urgenza. Sapevano per esperienza che ci si salva la vita grazie al tempismo, alla capacità di interrompere sul nascere un innesco distruttivo. Lasciando da parte paure, indecisioni, giustificazioni.
Ormai un bel po’ di anni fa avevo recensito il testo della psicoanalista Frances Tustin “Barriere autistiche nei pazienti nevrotici”, edito da Borla. Lo ripropongo a distanza di tempo con una piccola nota personale.
Spesso in terapia incontriamo persone così “scottate” da rapporti familiari complessi da aver eretto delle barriere invalicabili nei confronti del congiunto ritenuto responsabile di gran parte delle proprie difficoltà emotive.
Ci sono incontri in cui l’altro lo si sente senza bisogno di parole. Anzi, la parola spesso allontana, invece di avvicinare. Cosa ci attrae così tanto di qualcuno? L’attrazione è già amore?



