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Generalmente conosciamo due tipi di paura, quella “istintiva”,  innescata direttamente dall’elemento minaccioso, e quella più “fredda”, dettata dall’esercizio della ragione.

Un fenomeno frequente di malessere psicologico consiste nella perdita della capacità di godere pienamente e creativamente del tempo a propria disposizione.

Per pubblicizzare i suoi servizi e prodotti un supermercato realizza un cortometraggio che ha per protagonista la dolorosa esperienza emotiva di una bambina alle prese con la separazione dei genitori.

Paragonarsi agli altri è un atteggiamento che non solo non favorisce alcun benessere ma costituisce persino un ostacolo a un miglioramento di sintomi o comportamenti patologici.

Il perdono va distinto dalla riconciliazione, con la quale spesso viene confuso e sovrapposto.

Sempre più spesso, come psicologi, negli studi o nelle istituzioni riceviamo domande angosciate di giovani uomini e giovani donne alle prese con sintomi che impediscono loro di proseguire con la consueta determinazione nel proprio percorso di vita, sia esso accademico, artistico, sportivo o lavorativo. 

Ostinazione e perseveranza sono sinonimi. C’è però a guardare bene una differenza enorme tra le due tendenze, che ne svela le nature opposte. 

In Che cosa chiede Edipo alla Sfinge, Elvio Fachinelli interroga con preveggenza il fenomeno della “psicoanalisi della risposta”, intuendone l’ineluttabilità del declino e auspicandosi l’avvento di una “psicoanalisi interrogante”.

Un buon lavoro di analisi ha sempre come effetto indiretto un certo ridimensionamento delle aspettative nei confronti degli altri. Esso non va inteso come sviluppo di un atteggiamento disincantato (e al fondo risentito) del tipo “non mi aspetto più niente da nessuno”. In quel caso avremmo una rinuncia alla possibilità di fidarsi del prossimo, cosa che  non rientra certo negli scopi di un lavoro su se stessi.

Iscritta all’ordine degli psicologi dal 2003, in questi anni di psicoterapia a Milano, ho potuto confrontarmi con tutta la serie di sintomi del disagio esistenziale diffuso nelle grandi città. Parliamo di ansia, attacchi di panico, sentimenti di profondo sconforto che colpiscono sia adolescenti e giovani che persone adulte e anche anziani.  

Il tema della solitudine inevitabilmente viene accostato in qualsiasi percorso di psicoterapia. Ciò che più fa soffrire l’essere umano è infatti il legame con l’altro, supposto “riparo” nei confronti della propria condizione di solitudine e nullità esistenziale.

La psicoterapia può essere definita come l’arte di risvegliare la speranza, in un senso laico e concreto (la fede religiosa agisce ad un altro livello).