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L’insoddisfazione, non la sofferenza, è la vera fonte dell’umano lamento. Infatti la sofferenza, legata a un trauma fisico o psicologico, in genere non conduce al lamento cronico perché induce in prima battuta un senso di paralisi totalizzante e secondariamente mobilita delle energie reattive inaspettate che tentano di ristabilire l’equilibrio perduto.

La musica ha un indubbio potere terapeutico, soprattutto per ciò che riguarda le problematiche legate allo stress, all’ansia e a certe forme depressive.

Molte delle problematiche relative ai disturbi di personalità del così detto cluster b, come la disregolazione delle emozioni, la dissociazione mentale e la tendenza depressiva, sono ascrivibili ad un mal funzionamento dell’Io.

Il presente solo raramente è del tutto privo di bellezza, ma spessissimo lo sfuggiamo, lo manchiamo perché distolti dalle preoccupazioni o dalle attese, dall pensiero di ciò che intravediamo all’orizzonte come possibile

Prima guerra mondiale. Helene trascorre la sua infanzia in una cittadina di provincia dell’impero russo. Boris, il padre, sempre assente dalla scena familiare e cieco di fronte ai tradimenti della moglie, è un uomo d’affari, che si arricchisce a dismisura approfittando delle opportunità commerciali offerte dalla guerra.

Il mare, la montagna o la semplice campagna, se vissuti non come mere evasioni estive, possono rivelarsi molto spesso delle vere e proprie cure rigeneranti per la mente. 

L’attaccamento al passato e il timore del futuro sono due fattori strettamente legati, che limitano in maniera importante le potenzialità espressive ed il livello di soddisfazione interiore delle persone.

È esperienza comune purtroppo imbattersi in insegnanti che non solo non amano particolarmente il proprio lavoro, ma che lo fanno anche di malavoglia, con svogliatezza e senso di frustrazione. 

Il rifiuto da parte del proprio simile è lo spettro che molti si trovano a temere più o meno coscientemente.

Sulla città metropolitana è calato il silenzio, rotto soltanto dallo sferragliare dei tram vuoti e dalle grida delle ambulanze in corsa.

Che significa essere emotivi? La psicologia tendenzialmente confonde l’emotività con l’ansietà, considerando dunque il fenomeno come un sintomo da curare.  

L’ossessione per la giovinezza del corpo e la longevità in questi ultimi anni è incrementata considerevolmente.

In questo momento storico di fermo totale e di chiusura nelle nostre abitazioni siamo tutti chiamati ad un compito per molti di noi difficilissimo: restare con noi stessi senza possibilità di fuga.

In questi giorni di grande chiusura, in cui in molti si trovano in difficoltà perché a tu per tu con un grande vuoto di parole, un antidoto veramente potente è costituito dalla lettura.

Una delle situazioni più complesse da affrontare in psicoterapia è la dipendenza da una relazione “impossibile”. 

Esistono famiglie che in psicoanalisi definiamo “incestuose”, sebbene nel reale non avvenga nessun abuso sessuale. L’incesto si consuma per così dire a livello inconscio, nella misura in cui il legame fra i genitori e i figli (soprattutto quello con la madre) resta troppo stretto, non si ridimensiona cioè con il tempo.

La famiglia è strutturalmente “oppressiva”,  nella misura in cui i genitori, anche i più illuminati, inevitabilmente tramite l’educazione introducono dei limiti e trasferiscono convincimenti e modalità di comportamento che non sempre si adattano al meglio alla natura dei figli.

La prima metà di agosto è alle spalle; il mese di settembre, come ogni anno, non sembra più così lontano.

Sempre più donne cercano il primo figlio in età ormai matura. Colpa della società moderna, dell’agognata stabilità economica che tarda ad arrivare, del mancato incontro d’amore, della cultura edonistica che dissocia il destino individuale dal sacrificio in nome della famiglia.

La paura in questi giorni di incertezza aggredisce tutti. I coinvolti non sono solo certe categorie di persone, gli ansiosi o gli ipocondriaci.

Quando si parla di forza del carattere bisogna distinguere la sostanza dall’apparenza. Molte personalità vengono infatti impropriamente definite come “forti” sulla base di meri aspetti esteriori, quali la prepotenza, la prevaricazione e l’autoritarismo.

Uno scopo del lavoro terapeutico, forse il principale, è promuovere una sorta di  “rilancio” vitale, una nuova fiducia nelle proprie possibilità espressive in opposizione a noia e disincanto, a frustrazione e senso di impotenza.

L’emergenza, in questo delicato periodo storico, può costituire ancora di più la porta di ingresso ad un trattamento psicoterapeutico.

Ogni anno in questo periodo il tema del ritorno in famiglia (per le vacanze o per le riunioni natalizie) è affrontato dalla quasi totalità delle persone che stanno svolgendo un percorso profondo di consapevolezza. 

La guarigione dai sintomi non è l’obiettivo diretto di una psicoterapia.

Prima dell’emergenza Coronavirus una fetta importante di psicoterapeuti era piuttosto scettica sulla fattibilità ed efficacia della psicoterapia così detta “online”.

La psicoterapia da remoto può riprodurre fedelmente quella vis a vis, sia nella dinamica che negli effetti.

La vita nei confini della propria abitazione: non poter uscire, nemmeno per una semplice passeggiata nel primo verde primaverile, non sapere quando tutto questo finirà, che effetti avrà su di noi e sul mondo, presagire tempi lunghi e incerti, convivere con preoccupazioni e notizie poco incoraggianti.

In genere un robusto equilibrio interiore non si basa né su un approccio passivo all’esistenza né al rovescio su un eccesso di presa e di controllo sugli eventi.

I primi tempi di un percorso psicoterapeutico sono spesso caratterizzati dall’intensificazione del dolore associato ad alcune ferite del passato. 

Nell’epoca contemporanea la salute mentale delle persone, già minata in senso nevrotico dal sistema produttivo globale, è messa a dura prova da due ulteriori fattori, l’esasperazione dell’incertezza politico-economica e l’iper sviluppo della realtà virtuale veicolata dai dispositivi cellulari. 

La sfiducia in se stessi è uno degli ostacoli mentali più difficili da superare, soprattuto quando non solo affonda radici profonde nell’infanzia ma è stata anche la cifra di molte scelte e situazioni subite durante gli anni della maturità. 

La  figura di Peter Pan (un personaggio letterario, ibrido fra uccello e bambino), viene comunemente evocata per indicare l’immaturità emotiva tipica di alcuni soggetti, appartenenti  soprattutto al sesso maschile.

La lucidità nell’inquadrare correttamente persone e situazioni può essere offuscata da una serie di fattori che fanno interferenza con una lettura equilibrata delle cose.

I terapeuti lo sanno bene, capire non è giudicare. Eppure il giudizio, così fuorviante, così limitante è duro a morire anche nelle menti più illuminate. Rassicura, fa stare comodi nel proprio cantuccio di convinzioni. 

La vita scalpita a dispetto di tutto, della paura, del non sapere, dei divieti. E nel caos generale spinge per “riaprire”, come un fiume in piena che rompe gli argini.

Un ostacolo enorme e frequentissimo che i clinici si trovano ad affrontare nella loro pratica è la non volontà di guarigione inconscia dei loro pazienti.

Dimostrarsi un po’ volubili negli umori, nei pensieri e negli intenti non è a rigore una patologia, anzi, spesso la mutevolezza è il segno di una personalità non statica, capace di ricredersi, di mettere in discussione il già dato, di dare delle svolte significative al proprio percorso esistenziale, di sperimentare più dimensioni e più tonalità del vivere.

Franco de Masi, nel suo libro “lavorare con i pazienti difficili” dà  voce ad un movimento interno alla psicoanalisi contemporanea, volto a metterne in discussione gli strumenti tradizionali in vista della comprensione e del trattamento di strutture mentali non classicamente nevrotiche.

Alcuni passaggi dei Seminari di Tavistock di Bion colpiscono ogni volta che vengono ripresi in mano per la chiarezza e l’apparente semplicità con la quale descrivono ciò che accade davvero in una seduta di psicoanalisi, sia nella mente del paziente che in quella dello psicoanalista.

Il Natale anche quest’anno si presenta puntuale, un appuntamento fisso non solo con parenti e amici ma anche con una parte profonda della nostra emotività.

L’amicizia può essere vissuta a differenti livelli di consapevolezza e di profondità; essi ne determinano sia il grado di “tenuta” nel tempo che la qualità (la ricchezza dello scambio e del benessere percepito).

Dolcezza e animo mite vengono spesso considerate doti negative nella società competitiva in cui viviamo (anche se in questa crisi attuale e generalizzata cominciamo ad avvertire timidi segnali della possibilità che qualcosa possa muoversi in una direzione nuova, una sorta di rinascimento dopo anni oscuri di falsi miti ormai giunti al capolinea).

Nel nostro paese purtroppo esistono scarse forme di sostegno alle famiglie colpite dal dramma della malattia mentale.

La riproposizione senza sosta in seduta di tematiche relative all’apparire connesse ad un certo uso cronachistico della parola e ad un atteggiamento supponente, può balzare all’orecchio del clinico come il segno rivelatore della  vera sofferenza di fondo del suo assistito, talmente  imprigionato in una miriade di maschere “sociali” da ritenerle le uniche realtà esistenti.

La depressione, in questo momento storico più che mai, è un sintomo trasversale a molte domande di cura. Essa si accompagna spesso a problematiche nella sfera narcisistica.

Il Natale, come si sa, nel modo di vivere occidentale ha perso qualsiasi connotazione spirituale. Ormai si può considerare a tutti gli effetti una festa “pagana”, in cui vengono adorati degli idoli più che onorato il mistero. 

Anche semplicemente aprendo un vocabolario possiamo  prendere atto del lato bifronte dell’orgoglio: da un lato fierezza, senso della propria dignità personale, dall’altro sentimento eccessivo di sé, che isola e altera i rapporti col simile.

Negli ultimi giorni si parla tanto del post emergenza, la fantasia di opinionisti di ogni genere si scatena con previsioni ora catastrofiche ora idealistiche.

In molti, in questi giorni sospesi, stanno sperimentando una sensazione contro intuitiva rispetto alle attese.