Spesso in terapia incontriamo persone così “scottate” da rapporti familiari complessi da aver eretto delle barriere invalicabili nei confronti del congiunto ritenuto responsabile di gran parte delle proprie difficoltà emotive.
Ci sono incontri in cui l’altro lo si sente senza bisogno di parole. Anzi, la parola spesso allontana, invece di avvicinare. Cosa ci attrae così tanto di qualcuno? L’attrazione è già amore?
Una supposizione inconscia guida il comportamento di alcune tipologie di uomini in campo amoroso: la donna vuole un uomo infinitamente disponibile a soddisfarne i desideri. Questo pensiero di dover corrispondere a un erogatore impeccabile di attenzioni intorbidisce le acque fin dal primo incontro. Perché conduce verso comportamenti non spontanei, a volte persino opposti alla propria natura profonda.
Ridere insieme a un uomo costituisce un'esperienza piacevole e fonte di complicità. Ma può diventare un potente anestetico, soprattutto per quelle donne che non sanno sopportare il proprio buio. L’uomo leggero, o apparentemente tale, fa presa quando un’ombra di malinconia vela l’animo, quando la crescita è avvenuta in ambienti dominati da tristezza e inibizione.
In terapia incontriamo sempre più spesso casi in cui l'uomo, pur essendo coinvolto da una donna in modo non superficiale, finisce per trascurarla e persino per sceglierne una che non lo prende sul piano sentimentale. La situazione diventa per lui conflittuale e fonte di nervosismo, tanto da non riuscire più a districarsi da solo nella matassa dei pensieri.
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