L’odio femminile per il corpo
Il rapporto che una donna intrattiene con il proprio corpo non è mai del tutto sereno, anche quando esso rientra nei canoni di bellezza oppure è oggetto di ammirazione da parte dell’altro.
Il rapporto che una donna intrattiene con il proprio corpo non è mai del tutto sereno, anche quando esso rientra nei canoni di bellezza oppure è oggetto di ammirazione da parte dell’altro.
Un buon lavoro di analisi ha sempre come effetto indiretto un certo ridimensionamento delle aspettative nei confronti degli altri. Esso non va inteso come sviluppo di un atteggiamento disincantato (e al fondo risentito) del tipo “non mi aspetto più niente da nessuno”. In quel caso avremmo una rinuncia alla possibilità di fidarsi del prossimo, cosa che non rientra certo negli scopi di un lavoro su se stessi.
La volubilità, intesa come tendenza a cambiare umore e intenti in maniera più o meno repentina, è un attributo che spesso si associa a personalità creative, curiose, irrequiete, bisognose di stimoli e suscettibili a cambiare prospettiva sulle cose e sulle persone.
Una difficoltà che gli analisti di oggi si trovano di fronte è un certo uso della parola diffuso nella contemporaneità, improntato all’iper concretezza e all’appiattimento sui fatti. Esso a sua volta riflette una modalità di pensiero sempre meno capace di staccarsi dall’evidenza, nonostante le sollecitazioni e gli aiuti offerti da un analista fattosi attivo e partecipe.
“Poi” , “ora è impossibile”, “lo farò domani” sono espressioni tipiche del “temporeggiatore”, ovvero di colui che utilizza la procrastinazione come modalità per (non) affrontare un conflitto. Messo alle strette rispetto ad un atto che potrebbe essere risolutivo di una qualche impasse, egli opta per non fare nulla, crogiolandosi nel mondo del possibile.
Franco de Masi, nel suo libro “lavorare con i pazienti difficili” dà voce ad un movimento interno alla psicoanalisi contemporanea, volto a metterne in discussione gli strumenti tradizionali in vista della comprensione e del trattamento di strutture mentali non classicamente nevrotiche.
Spesso in terapia incontriamo persone così “scottate” da rapporti familiari complessi da aver eretto delle barriere invalicabili nei confronti del congiunto ritenuto responsabile di gran parte delle proprie difficoltà emotive.
La psicoanalisi freudiana, lacaniana così come quella junghiana individuano nella spaccatura fra l’Io e l’inconscio l’origine di una buona parte di affezioni nevrotiche.
Un buon lavoro psicoterapeutico ha sempre come esito l’acquisizione più o meno consapevole della capacità di aiutarsi da soli. Quando ciò avviene significa che l’aiuto ricevuto non è stato assorbito passivamente ma si è tradotto in guadagno nei termini di coscienza profonda di sè.
La figura del padre gioca sempre un ruolo chiave nel determinare la natura del rapporto con il maschile nella donna. La psicoanalisi classica freudiana utilizza il concetto di complesso edipico per rendere conto dell’influenza dell’innamoramento infantile per il padre sull’atteggiamento verso l’amore e la sessualità nella donna.
Nella prospettiva junghiana ciò che più urge ai fini del recupero o della conservazione di un buon equilibrio psichico è la coscienza di sé, da intendersi come accoglienza di quegli aspetti inconsci della psiche che la civiltà moderna tende a sopprimere in favore di un adattamento esteriore alle norme sociali.
Se la sofferenza è il motore imprescindibile alla base di ogni richiesta di aiuto, essa in psicoterapia non può venir trattata d’urgenza come una ferita aperta da chiudere nel più breve tempo possibile. Il tampone dell’ascolto sicuramente offre nell’immediato un sollievo all’emorragia, tuttavia non esistono punti di sutura “psichici” da posizionare rapidamente che garantiscano una tenuta nel tempo.
Iscritta all’ordine degli psicologi dal 2003, in questi anni di psicoterapia a Milano, ho potuto confrontarmi con tutta la serie di sintomi del disagio esistenziale diffuso nelle grandi città. Parliamo di ansia, attacchi di panico, sentimenti di profondo sconforto che colpiscono sia adolescenti e giovani che persone adulte e anche anziani.
Il tema della solitudine inevitabilmente viene accostato in qualsiasi percorso di psicoterapia. Ciò che più fa soffrire l’essere umano è infatti il legame con l’altro, supposto “riparo” nei confronti della propria condizione di solitudine e nullità esistenziale.
È doveroso precisare, quando si parla di disturbi alimentari, come non esista una psicoterapia ad hoc studiata per essi. Ciò perché i fenomeni visibili, i sintomi, costituiscono la manifestazione esteriore di problematiche profonde. Il trattamento deve quindi tener conto d’altro, andare oltre il visibile per cogliere la sofferenza unica, non standard del singolo paziente.
Che un paziente si rechi nella stanza dell’analista per anni, anche regolarmente, non significa che stia svolgendo effettivamente un’analisi.
Sempre più donne cercano il primo figlio in età ormai matura. Colpa della società moderna, dell’agognata stabilità economica che tarda ad arrivare, del mancato incontro d’amore, della cultura edonistica che dissocia il destino individuale dal sacrificio in nome della famiglia.
L’ascolto di uno psicoterapeuta di valore, al di là del suo approccio teorico di riferimento, lo potremmo paragonare all’esercizio di una vera e propria arte, sempre legata quest’ultima ad una miscela di aspetti formali e di spinta creativa, di tecnica e di sensibilità emotiva, di già saputo e di nuovo, di pensato e di non ancora conosciuto.
Nel nostro paese purtroppo esistono scarse forme di sostegno alle famiglie colpite dal dramma della malattia mentale.
L’orizzonte della nostra finitezza umana, ci dice Jung a più riprese nelle sue varie opere, è ciò che dà senso alla nostra esistenza. La vita acquista valore e persino bellezza nella misura in cui è costantemente in rapporto con la morte.
L’amore materno dà la vita, e ciò è universalmente riconosciuto. Le cure, le parole, la presenza della madre sono mattoni fondamentali su cui si verrà a costruire un possibile futuro equilibrio psichico.
Secondo la visione junghiana, nel momento in cui il malessere psichico si impadronisce di un essere umano ci troviamo invariabilmente di fronte ad un crollo del suo orientamento cosciente.
Amore (inteso come voler bene incondizionatamente) e desiderio, come è noto, non sempre vanno a braccetto. Si può amare qualcuno senza desiderarlo così come lo si può desiderare senza amarlo.
Cosa cercano le persone quando si rivolgono ad un terapeuta? Cosa vogliono, cosa si aspettano?
Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.
Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.