La patologia del giovanilismo
Il dilagante materialismo tipico dei nostri giorni esalta la giovinezza come il periodo in assoluto più desiderabile dell’esistenza umana.
Il dilagante materialismo tipico dei nostri giorni esalta la giovinezza come il periodo in assoluto più desiderabile dell’esistenza umana.
Ogni guarigione dell’anima avviene in solitudine. Ogni scatto verso la vita, ogni ripresa di fiducia e positività, ogni manifestazione di forza e coraggio di fronte alle avversità sono indissolubilmente legate ad una “decisione” maturata nel profondo della psiche individuale.
Si possono etichettare erroneamente come “impulsive” scelte drastiche e in controtendenza rispetto alle aspettative sociali così come si possono scambiare per “consapevoli” atti conformi ai non valori dei tempi attuali, che in realtà però sottendono solamente una sorta di “riflesso”, un tentativo di sfuggire all’angoscia legata ad una particolare condizione.
Anche semplicemente aprendo un vocabolario possiamo prendere atto del lato bifronte dell’orgoglio: da un lato fierezza, senso della propria dignità personale, dall’altro sentimento eccessivo di sé, che isola e altera i rapporti col simile.
Il rifiuto da parte del proprio simile è lo spettro che molti si trovano a temere più o meno coscientemente.
Un interrogativo angoscioso che muove molte domande di aiuto nella contemporaneità ruota attorno alla questione della perdita o dell’assenza tout court della così detta “forza interiore”, da intendersi non riduttivamente nell’accezione di mera forza di volontà ma più ampiamente in quella di robusta energia vitale.
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Bravi bambini, ubbidienti, studiosi, a proprio agio con gli adulti e in difficoltà con i pari. E non solo durante l’infanzia.
Nella società contemporanea il possesso del denaro, a cui segue quello della gioventù, viene propagandato dai mass media come il valore assoluto a cui dedicare la propria vita.
“Si deve essere leggeri come l’uccello che vola, e non come la piuma”.
Il delirio in cui possono transitoriamente scivolare i nevrotici isterici va distinto da quello tipico delle affezioni psicotiche.
Nel primo capitolo dell’ “Io e l’inconscio” Carl G. Jung istituisce una differenziazione fra contenuti “personali” dell’inconscio e contenuti “collettivi”.
Una buona quota della così detta “incomunicabilità” fra uomo e donna non la dobbiamo a differenze comportamentali ed emotive “innate”.
Un ostacolo enorme e frequentissimo che i clinici si trovano ad affrontare nella loro pratica è la non volontà di guarigione inconscia dei loro pazienti.
Quando comincia la terza età? Domanda difficile, perché oltre all’età anagrafica per stabilire il grado di “giovinezza” di un individuo è necessario tenere conto dei fattori psicologici, vero motore di vitalità al di là degli anni e delle magagne di salute.
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Ai nostri giorni la dipendenza da cannabis, diversamente da quella da altre sostanze psicotrope, rischia di andare incontro ad una pericolosa sottovalutazione da parte sia di chi ne soffre che di chi ruota nell’orbita del soggetto dipendente, ovvero la famiglia, gli amici, lo stesso psicoterapeuta.
Adolescenza e gioventù quasi mai coincidono con spensieratezza e leggerezza, nonostante il senso comune possa portare a pensare il contrario.
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La malinconia, (termine da intendersi non nell’accezione psichiatrica di depressione psicotica) quando si unisce all’insoddisfazione cronica, si configura come uno stato d’animo di “vaga tristezza”, un indugiare talvolta compiaciuto, intriso di tedio verso chiunque e qualsiasi cosa.
L’avvicinarsi del Natale, con tutta la correlata retorica dei buoni sentimenti e del supposto “calore” familiare, suscita reazioni per lo più compatibili con la modalità che ciascuno usualmente e spesso inconsciamente ha di rapportarsi all’altro.
Per alcuni è la notte il momento in cui un certo malessere psichico si fa sentire.
L’invidia è il sentimento distruttivo per eccellenza. Parente dell’odio, non coincide completamente con esso, rappresentandone il volto peggiore, il lato più oscuro e più prossimo alla morte.
I poeti più degli altri lo intuiscono: il dolore ha una funzione, troppo spesso ignorata. Ed è precisamente quella di rinnovare lo spirito, assopito nelle abitudini, nella routine, nel tran tran del quotidiano.
Molte impasse negli amori fra i giovanissimi oggi sembrano legarsi non tanto ad una difficoltà di comunicazione fra i sessi, cosa più tipica di generazioni passate, bensì ad un cinismo e ad un disincanto che bloccano e cristallizzano la conoscenza prima ancora che essa possa iniziare.
Il grado di assenza del contributo del paterno allo sviluppo psichico di un individuo non lo si stabilisce né sulla base della presenza del padre fra le pareti di casa, né su quella della quantità di parole che rivolge ai propri figli.
La curiosità, intesa come stato di meraviglia davanti alle cose che spinge incessantemente a volerne penetrare più a fondo lo sfuggevole significato, è un’attitudine mentale benefica per la psiche, nella misura in cui la mantiene viva proteggendola dagli agguati di ansia e depressione.
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Questo articolo rispetta le linee guida del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.
Specializzata in Psicoterapia psicoanalitica, accoglie i pazienti nel suo studio a Milano in zona Moscova, offrendo uno spazio di ascolto autentico e profondo.