Narcisismo "sano" o narcisismo "patologico"?


Quando si parla di narcisismo si tende a pensare immediatamente al culto esagerato per la propria immagine, all'autocelebrazione a tutti i livelli che non lascia spazio alla considerazione dell'altro. Tuttavia questa è la versione "patologica" del fenomeno, sempre frutto di una sottostante fragilità narcisistica.

Esistono infatti un narcisismo "sano" ed uno "malato". Il primo non è altro che amor proprio, coscienza di sè, rispetto e cura per se stessi. È, freudianamente parlando, un equilibrato investimento libidico sull'io, necessario alla vita. Freud parlava di un "narcisismo primario" del piccolo dell'uomo, necessariamente chiuso nel suo guscio per sopravvivere e svilupparsi, avvolto in un bozzolo di bisogni e di indifferenza rispetto al mondo esterno.

Narcisismo patologico

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Ipocondria e rapporto con l'Altro

Il termine ipocondria si riferisce ad un disturbo psichico in cui al centro prevale la preoccupazione di aver contratto una grave malattia, in assenza di vere ed oggettive evidenze a riguardo. Sintomi comuni come un mal di pancia o un'eruzione cutanea vengono immediatamente presi come segni di una patologia invalidante, ingenerando un vortice di pensieri catastrofici ed un'intensificazione conseguente di ricerche e visite mediche. L'ossessione circa la possibilità di essere malati non si smorza a seguito di indagini mediche e controlli anche approfonditi, mostrando un certo grado di indipendenza rispetto ai dati di realtà.

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Ripartire dopo scelte sbagliate

Come riprendere in mano la propria vita a seguito delle conseguenze nefaste di scelte sbagliate? Come non soccombere alla tentazione di rifugiarsi nel diniego della realtà o nella disperazione? Come non sommare altri errori a quelli già fatti? In altre parole: come arrestare l' "effetto domino" di negatività spesso innescato da un atto impulsivo?

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Esistere o sentirsi reali?

Sentirsi "reali" è più che semplicemente esistere. Significa parlare, muoversi, rapportarsi ed agire a partire da un accordo profondo con se stessi. Vuol dire conoscenza ed accettazione del proprio tratto singolare, accoglienza ed abbandono verso ciò che si è. Senza svalutazioni severe o sciocche vanità.

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Genitori e figli: quando i ruoli si invertono

Purtroppo esistono numerose situazioni in cui i figli di una coppia, già ai tempi dell'infanzia, si trovano costretti a crescere in fretta, ad assumere cioè un ruolo adulto prima del tempo. Quasi invariabilmente si tratta di famiglie segnate da un profondo disadattamento di un genitore o di entrambi, che li porta ad essere percepiti dai loro figli come instabili e non in grado di assicurare aiuto, guida e protezione. 

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Dott.ssa Sibilla Ulivi, psicologo e psicoterapeuta

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